Post

ARISTOTELE

  ARISTOTELE – Chi era e cosa pensava Aristotele è stato un grande filosofo greco, allievo di Platone. È vissuto nel IV secolo a.C. ed è stato anche maestro di Alessandro Magno. A differenza di Socrate, Aristotele ha scritto moltissimo e ha studiato tanti argomenti: filosofia, scienze, logica, politica e natura. La sua idea principale è che tutto ha uno scopo. Per esempio, una ghianda diventa quercia: ogni cosa tende a realizzare ciò che può essere. Anche l’uomo ha uno scopo: vivere bene e raggiungere la felicità, usando la ragione. Aristotele pensava che per vivere bene bisogna trovare il giusto equilibrio, evitando gli eccessi (per esempio: né troppo coraggio né troppa paura).

LA CRITICA ALLA SCRITTURA NEL MITO DI THEUTH

  Nel Fedro Socrate racconta il mito di Theuth per spiegare i limiti della scrittura. Theuth, inventore di varie arti, presenta al re Thamus le sue scoperte, tra cui la scrittura, sostenendo che essa renderà gli uomini più sapienti e li aiuterà a ricordare. Il re però non è convinto. Secondo lui la scrittura non rafforza la memoria, ma la rende più debole, perché gli uomini finiranno per affidarsi ai testi invece di ricordare con la propria mente. Inoltre leggere molte cose può dare l’impressione di essere sapienti senza avere una vera conoscenza. Socrate paragona i testi scritti ai dipinti: sembrano vivi, ma non possono rispondere alle domande. Per questo Platone ritiene che il dialogo diretto sia più efficace per arrivare alla verità.

IL FEDONE E L'IMMORTALITÀ DELL'ANIMA

  Nel Fedone, Socrate cerca di dimostrare che l’anima non muore con il corpo. La realtà è divisa in due livelli. Il primo è il mondo materiale, che comprende tutto ciò che possiamo percepire con i sensi e che è soggetto al cambiamento. Il secondo è il mondo delle idee, che è eterno e non cambia mai. Il corpo appartiene al mondo materiale e quindi è destinato a deteriorarsi e morire. L’anima invece è più vicina al mondo delle idee, perché non è visibile e ha la capacità di conoscere queste realtà eterne. Per questo motivo l’anima non si distrugge con la morte del corpo. Secondo Socrate, il filosofo non deve temere la morte, perché la filosofia consiste nel prepararsi a separare l’anima dal corpo e nel dedicarsi alla ricerca della verità.

LA FOLLIA AMOROSA

  Nel Fedro, Platone descrive l’amore come una forma di follia particolare, ma positiva se indirizzata nel modo giusto. La bellezza è la forma ideale che più facilmente può essere percepita nel mondo sensibile. Quando una persona incontra qualcuno che riflette questa bellezza, l’anima ricorda la perfezione che aveva contemplato prima di incarnarsi nel corpo. Per questo l’amato diventa un richiamo alla Bellezza divina e permette all’anima di risvegliare le sue ali, cioè la sua capacità di elevarsi verso il mondo delle Idee. Chi invece non ha una sensibilità spirituale vive l’amore solo come un desiderio fisico. L’innamoramento provoca sentimenti molto forti: felicità quando si è vicini alla persona amata e sofferenza quando si è lontani. Questo dolore è paragonato da Platone alla crescita dei denti nei bambini, perché l’anima soffre mentre si prepara a elevarsi di nuovo.

LA NATURA DI EROS

  Nel Simposio, Socrate riporta l’insegnamento della sacerdotessa Diotima sul significato dell’amore. Eros non è una divinità, ma un demone, cioè una figura che sta tra il mondo degli uomini e quello degli dei. Il suo ruolo è quello di fare da mediatore tra queste due dimensioni. La sua natura è spiegata attraverso il mito della sua nascita. Sua madre è Penia, che rappresenta la povertà e la mancanza, mentre suo padre è Poro, simbolo dell’ingegno e della capacità di trovare soluzioni. Da questa unione Eros eredita una condizione intermedia: è sempre alla ricerca di ciò che gli manca, ma possiede anche l’astuzia per cercare di ottenerlo. Essendo nato durante la festa per la nascita di Afrodite, Eros sviluppa un forte legame con la bellezza. Platone collega Eros alla figura del filosofo: chi ama la conoscenza non la possiede ancora completamente, ma la desidera. L’amore quindi nasce dalla consapevolezza di non essere completi e dalla volontà di raggiungere qualcosa di più alto.

LA CONOSCENZA DELLA CONOSCENZA

 Platone si interroga su una questione fondamentale: è possibile raggiungere una conoscenza certa, che non dipenda dalle semplici opinioni? Per rispondere, collega il problema del sapere alla struttura stessa della realtà, distinguendo tra il mondo sensibile, mutevole e imperfetto, e il mondo delle idee, eterno e immutabile. Conoscere significa ricordare Nel dialogo Menone , Platone sostiene che l’anima, prima di incarnarsi, ha contemplato le idee. Imparare, quindi, non vuol dire acquisire qualcosa di completamente nuovo, ma riportare alla luce verità già presenti dentro di noi: è il processo dell’anamnesi. I sensi non producono il sapere, ma lo stimolano, risvegliando ciò che l’anima ha dimenticato. Celebre è l’esempio dello schiavo: attraverso domande guidate, riesce a scoprire autonomamente un principio matematico, dimostrando che la conoscenza è già in lui in forma latente. Meglio il dialogo della scrittura Platone attribuisce grande valore al confronto diretto. ...

SOCRATE

Immagine
SOCRATE – Chi era e perché è importante Socrate è stato un filosofo greco vissuto ad Atene nel V secolo a.C. Non ha scritto libri: quello che sappiamo di lui ci arriva soprattutto dal suo allievo Platone. Socrate passava il tempo a parlare con le persone nelle piazze, facendo domande. Il suo obiettivo non era insegnare verità già pronte, ma aiutare gli altri a ragionare con la propria testa. Questo metodo si chiama maieutica , cioè “far nascere” le idee. Lo conosciamo anche perché è stato condannato a morte dalla città di Atene, accusato di corrompere i giovani e di non rispettare gli dèi. Accettò la condanna senza scappare, dimostrando coerenza con le sue idee. Socrate studiava soprattutto l’uomo: il comportamento, la giustizia, il bene e il modo giusto di vivere. La sua frase più famosa è: “So di non sapere”.